Non è un teatro per bambini

Cosa si potrebbe fare o cosa non si farebbe per un paio di ali più prospicienti? Sono le domande che l'angelo Alberto (Cacopardi) si pone e pone a Dio per essere promosso di grado. Ci prova impegnandosi come custode a salvaguardia di un povero mortale; ma l'impresa non è facile e le difficoltà che incontra sollevano perplessità implicite circa la presenza e la bontà divine.
Sin dall'avvio, intonato ad un dialogo ironico e paritetico con un'entità assente, lo spettacolo di clownerie Tutto per un paio d'ali della compagnia Manonuda Teatro rivela la gravità dei contenuti: oltre alle domande sui massimi sistemi che trovano corrispondenza con ambigui cenni di luce dall'altro, la materia vera e propria di questa piéce sono i problemi della nostra contemporaneità - la solitudine, la disoccupazione, la casa, i mass media, la politica... Ma bando alle pesantezze: la trattazione è leggiadra, abile nell'affrontare anche il dramma esautorandone le asperità.
Murgia il clown (Evarossella Biolo) è spiantato e sta cercando un alloggio. Il ritmo della musica lo spinge a non arrestarsi di fronte agli ostacoli. Nel suo percorso incontra un fiore e con lui instaura dialogo delicato, colmo di affetto e attenzioni: basta la presenza di questa creatura a zittire la solitudine e a sostenere la perseveranza d'esistere. Insieme entrano in un riparo. Il primo addobbo domestico è un fotomontaggio in cui Murgia incontra il Papi per antonomasia e dal suo sorriso sottovetro scintillano le fantomatiche promesse demagogiche. Nei gesti e nei pensieri del protagonista il giudizio è sospeso e prevale uno sguardo inerme alla ricerca costante di dignità, gentilezza, creatività per scavalcare le avversità ed andare avanti. A ciò concorre uno stupore caparbio, esemplare nell'abilità di rigenerare l'entusiasmo e i sogni.
Il minimalismo narrativo della drammaturgia rappresenta l'essenziale con calibratura e alternanza di prospettive sapienti; per rapidi tocchi, si passa da una scena all'altra e il tempo dello spettacolo e della storia scorre fluidamente. Nel finale, nell'immaginazione di un viaggio Murgia incontra il proprio angelo custode e, proprio quando la distanza dell'incomunicabilità si annulla, la materializzazione di Alberto, suo malgrado, prelude alla spiritualizzazione dell'anima che ha sorvegliato. Il trapasso alla morte è indolore e compensato dalla comparsa di due piccole ali nel clown e di altre due maggiorate nel messaggero divino.
Evarossella Biolo si cala magistralmente nel ruolo di clown: la naturalezza dell'interpretazione sembra toccare corde di un'originarietà infantile da cui scaturisce un linguaggio comprensibile tanto ai piccini, quanto agli adulti, con diversi livelli di lettura; il personaggio così plasmato si sottrae agli stereotipi più pacchianamente circensi ed acquista grazia e una vitalità disincantata. Anche da un clown si può apprendere l'arte raffinata di accusare i colpi della vita e non arrendersi.

 

Visto ad Asolo (Tv) all'interno di D'amore vero nel vero il 19.IX.2009

 

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